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I COSIDDETTI “NATIVI DIGITALI”

Tuo figlio a due anni sapeva già usare il tablet (versione aggiornata degli anni ’80/’90 in cui tu sapevi usare il videoregistratore e tua mamma no). Vero. E per forza: fa parte del suo mondo, è nato che c’erano già smartphone/tablet eccetera.

Li chiamano nativi digitali per questo.

Ma in che senso “sanno usare” la tecnologia? Hanno una grandissima familiarità con le interfacce (ovvero sanno cosa cliccare, come andare su youtube e così via). Però non hanno la più pallida idea di come funzioni all’interno quello che stanno usando. E questo crea dei bei problemi. Eh sì, perché io penso che le macchine debbano essere a servizio dell’uomo e non il contrario. E invece capita che, se io non so come funzionano, rischio di diventarne schiavo. Siamo nel 1854 (più di 165 anni fa!) quando Thoreau lamenta che gli uomini sono diventati “strumento dei loro strumenti”. Ma oggi? Molto peggio: rischio anche di finire invischiato in situazioni che non avevo immaginato. Ed ecco che si sente parlare di cyberbullismo, di revenge porn e altre cose decisamente spiacevoli, accomunate dal “ma io non credevo che potesse succedere” o “se avessi saputo che era così facile” eccetera. 

Dobbiamo investire molto sulla formazione (anche tecnologica!) dei nostri figli. Solo così li possiamo rendere consapevoli della realtà che li circonda. E dunque prepararli alla vita.

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MA COS’È QUESTO CODING???

Oh. Posso parlare di informatica: una delle mie passioni! Siamo nei primi anni ’80, nessuno parlava di coding, meno che meno per i bambini. Ma io ho iniziato a programmare e avevo 8 anni. Erano un po’ diversi i computer allora: monitor a fosfori verdi, nessun hard disk, niente internet/youtube/facebook/instagram eccetera. Però imparare a quell’età mi ha veramente cambiato la vita. Negli anni in cui alle elementari impari le “quattro operazioni” io ho imparato anche i tre costrutti base della programmazione, così le operazioni sono in effetti diventate sette. E avere “nella cassetta degli attrezzi” sette cose invece che quattro mi ha permesso di cavarmela in moltissime situazioni, oltre che di crearmi poi un lavoro di cui ad oggi non mi lamento ancora.

Ma allora questo coding? Si tratta di imparare le basi della programmazione dei computer. Ma oggi rispetto a oltre 40 anni fa si può fare in maniera colorata e divertente! Sapete cosa vuol dire imparare qualcosa da piccoli? Significa impararlo in maniera facile e senza le mille sovrastrutture mentali che la vita poi ci carica addosso. E a cosa serve? Permette di capire come funzionano tutte le cose che oggi circondano le persone: dall’ascensore al condizionatore, dallo smartphone all’automobile, dai social all’intelligenza artificiale. Così la tecnologia viene capita. E se ne fa un uso più sensato e ragionevole. Ed è la differenza fra “giocare a un gioco” e “progettare un gioco”. Questione di prospettive. E di visione più ampia. Che nella vita aiuta sempre: W il coding!!!