Categorie
Apprendimento

LA PERCEZIONE DEL TEMPO

Avrete notato che per i nostri bambini il tempo non passa mai, mentre per noi scorre in fretta, sempre di più a mano a mano che l’età avanza. Pensate anche a quante volte avete pronunciato frasi come “il week-end è volato in un attimo”, “oggi in ufficio il tempo non
passava mai”, “ho spettato il bus per un’eternità”…

A che cosa è dovuta la diversa percezione del tempo, del tutto soggettiva? Non è così semplice rispondere a questa domanda. Filosofi e scienziati ci provano da secoli, eppure una spiegazione davvero convincente non è ancora stata formulata, sebbene tutta la nostra vita sia scandita e organizzata in funzione del tempo. Oggi le neuroscienze parlano di una diversa modalità di memorizzare gli eventi da parte della regione del cervello chiamata ippocampo, che registra le esperienze nuove ma non quelle ripetitive. Più si è giovani, più la vita è piena di novità e di eventi significativi, per cui il tempo si dilata; andando avanti con gli anni, molto spesso si conduce un’esistenza più abitudinaria, senza eventi che suscitino stupore. In queste circostanze, le giornate sono pressoché tutte uguali, e così le settimane e i mesi, e il tempo “vola”, lasciando una sensazione spiacevole di noia e di monotonia.

Allora forse, in questo caso, sono i nostri figli che possono insegnare qualcosa a noi, ovvero il giusto atteggiamento da non perdere mai, caratterizzato dalla curiosità e da un’apertura verso il mondo. Abbiamo innumerevoli possibilità per arricchire la nostra vita di novità e mantenere più giovane la nostra percezione del tempo: possiamo leggere un libro, visitare un museo, fare un viaggio in un paese che non conosciamo, frequentare un corso, provare un nuovo ristorante…

Categorie
Apprendimento

IMPARARE DA PICCOLI

Iscrivere i nostri figli a un corso è solo un’occasione per occupare il loro tempo? È il famoso detto “impara l’arte e mettila da parte” dei nostri nonni in chiave moderna? Direi di no: è un modo per non perdere l’occasione di sfruttare al meglio le loro potenzialità.

Prima fra tutte la loro facilità di apprendimento: da piccoli si impara più velocemente, perché lo “spazio” da riempire è maggiore, la mente è più elastica e ci sono più neuroni a disposizione da impegnare in questo processo.

Da non sottovalutare è l’entusiasmo per le cose nuove tipico dei bambini. Questo atteggiamento mentale agisce come un motore potentissimo, che li fa essere curiosi e li spinge a cercare le novità, pronti ad assorbire nuove conoscenze di qualsiasi tipo.

Infine, i bambini nutrono una smisurata fiducia negli adulti: se saremo in grado di proporre ai nostri figli un corso nel modo giusto, loro saranno ben disposti e aperti verso questa occasione di apprendimento, certi che, se gliel’abbiamo consigliata noi, sicuramente sarà un’esperienza piacevole e positiva.

Ma che cosa si ottiene spingendo i bambini a imparare fin da piccoli? Non sono tanto le nozioni che contano (anzi, probabilmente ne dimenticheranno la maggior parte in breve tempo), quanto piuttosto il fatto che, stimolandoli, creeremo in loro una futura familiarità con l’argomento. Può sembrare una cosa da poco, ma sarà quella che nei successivi percorsi di apprendimento, compresi quelli scolastici, li farà sentire a loro agio con una determinata materia e, soprattutto, con la voglia di imparare.

Categorie
Digitale

I COSIDDETTI “NATIVI DIGITALI”

Tuo figlio a due anni sapeva già usare il tablet (versione aggiornata degli anni ’80/’90 in cui tu sapevi usare il videoregistratore e tua mamma no). Vero. E per forza: fa parte del suo mondo, è nato che c’erano già smartphone/tablet eccetera.

Li chiamano nativi digitali per questo.

Ma in che senso “sanno usare” la tecnologia? Hanno una grandissima familiarità con le interfacce (ovvero sanno cosa cliccare, come andare su youtube e così via). Però non hanno la più pallida idea di come funzioni all’interno quello che stanno usando. E questo crea dei bei problemi. Eh sì, perché io penso che le macchine debbano essere a servizio dell’uomo e non il contrario. E invece capita che, se io non so come funzionano, rischio di diventarne schiavo. Siamo nel 1854 (più di 165 anni fa!) quando Thoreau lamenta che gli uomini sono diventati “strumento dei loro strumenti”. Ma oggi? Molto peggio: rischio anche di finire invischiato in situazioni che non avevo immaginato. Ed ecco che si sente parlare di cyberbullismo, di revenge porn e altre cose decisamente spiacevoli, accomunate dal “ma io non credevo che potesse succedere” o “se avessi saputo che era così facile” eccetera. 

Dobbiamo investire molto sulla formazione (anche tecnologica!) dei nostri figli. Solo così li possiamo rendere consapevoli della realtà che li circonda. E dunque prepararli alla vita.

Categorie
Digitale

MA COS’È QUESTO CODING???

Oh. Posso parlare di informatica: una delle mie passioni! Siamo nei primi anni ’80, nessuno parlava di coding, meno che meno per i bambini. Ma io ho iniziato a programmare e avevo 8 anni. Erano un po’ diversi i computer allora: monitor a fosfori verdi, nessun hard disk, niente internet/youtube/facebook/instagram eccetera. Però imparare a quell’età mi ha veramente cambiato la vita. Negli anni in cui alle elementari impari le “quattro operazioni” io ho imparato anche i tre costrutti base della programmazione, così le operazioni sono in effetti diventate sette. E avere “nella cassetta degli attrezzi” sette cose invece che quattro mi ha permesso di cavarmela in moltissime situazioni, oltre che di crearmi poi un lavoro di cui ad oggi non mi lamento ancora.

Ma allora questo coding? Si tratta di imparare le basi della programmazione dei computer. Ma oggi rispetto a oltre 40 anni fa si può fare in maniera colorata e divertente! Sapete cosa vuol dire imparare qualcosa da piccoli? Significa impararlo in maniera facile e senza le mille sovrastrutture mentali che la vita poi ci carica addosso. E a cosa serve? Permette di capire come funzionano tutte le cose che oggi circondano le persone: dall’ascensore al condizionatore, dallo smartphone all’automobile, dai social all’intelligenza artificiale. Così la tecnologia viene capita. E se ne fa un uso più sensato e ragionevole. Ed è la differenza fra “giocare a un gioco” e “progettare un gioco”. Questione di prospettive. E di visione più ampia. Che nella vita aiuta sempre: W il coding!!!